Dopo anni di accuse roboanti, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha clamorosamente rivisto la sua posizione su Nicolás Maduro e il presunto Cartel de los Soles. I documenti ufficiali diffusi il 3 gennaio 2026 dalla procuratrice Pam Bondi riducono drasticamente i riferimenti al cartello e abbandonano l’accusa che Maduro ne fosse il capo, riconoscendo implicitamente ciò che esperti e analisti sostenevano da tempo: quel cartello non esiste come organizzazione unica e strutturata.
Cinque anni di accuse basate su nulla
Per oltre cinque anni Washington ha costruito una narrazione giudiziaria e mediatica in cui Nicolás Maduro veniva dipinto come il capo di una delle più pericolose organizzazioni di narcotraffico dell’America Latina, il cosiddetto Cartel de los Soles. Quell’idea è stata più volte ripetuta da esponenti dell’amministrazione Trump e usata come giustificazione politica e militare per la pressione sul governo venezuelano. Tuttavia, nella riformulazione dell’accusa diffusa all’inizio di gennaio 2026, il Dipartimento di Giustizia ha cancellato la definizione del “cartello” come entità criminale strutturata e ha descritto la rete di corruzione venezuelana come un generico “sistema di clientelismo”, riconoscendo così che l’espressione Cartel de los Soles era originariamente un termine colloquiale e non indicava una vera organizzazione criminale con capo e struttura gerarchica.
L’accusa del 2020 e le successive designazioni di terrorismo internazionale erano costruite su questa teoria. Ora, però, le stesse carte legali mostrano una retromarcia: da 32 citazioni del presunto cartello si passa a sole due, con l’accusa che lo interpreta non come cartello gerarchico ma come una cultura di corruzione e clientelismo tra funzionari civili e militari venezuelani.
Questa modifica solleva seri dubbi sulla credibilità di una narrativa che per anni ha influenzato politiche, alleanze diplomatiche e interventi militari nell’emisfero occidentale. Per anni si è ufficialmente sostenuto l’esistenza di un’organizzazione criminale verticale, ora riconosciuta come un concetto vago e privo di fondamento giuridico solido.
Il cartello che non c’è
Gli esperti di criminalità organizzata avevano già chiarito che il Cartel de los Soles non è mai stato un cartello strutturato, ma piuttosto un’espressione usata per indicare reti di potere corrotte all’interno delle forze armate venezuelane. Nato negli anni ’90 come termine colloquiale riferito a generali con i “soli” sulle spalline, è stato strumentalizzato negli ultimi cinque anni da Washington per addossare a Maduro e ai suoi collaboratori la responsabilità di un traffico di droga transnazionale che — secondo varie analisi — non ha mai potuto essere provato concretamente.
Accuse riformulate, ma politica invariata
Il nuovo atto di accusa non elimina le accuse contro Maduro, ma le riformula in termini più cauti: ora si parla di protezione generalizzata di narcotrafficanti e gestione di un sistema di corruzione, piuttosto che di leadership di un cartello. Tuttavia, la motivazione politica resta la stessa: Washington continua a perseguire Maduro con gravi accuse pur senza basi pubbliche solide, in un contesto già segnato da un’operazione militare controversa in Venezuela che ha violato, secondo molti osservatori internazionali, i principi del diritto internazionale.
La reazione di Gustavo Petro: attacco frontale a Trump
La clamorosa retromarcia del Dipartimento di Giustizia non ha lasciato indifferenti i leader della regione. In un lungo post su X, il presidente colombiano Gustavo Petro ha duramente criticato il presidente statunitense Donald Trump, accusandolo di avere un “riflesso senile” e di perseguire unicamente obiettivi economici, come il controllo delle risorse petrolifere venezuelane.
Secondo Petro, l’intera narrazione sul Cartel de los Soles è stata usata come pretesto per giustificare un’azione contro Maduro volta a appropriarsi del petrolio del Venezuela, ricollegando implicitamente questa operazione alla storica Dottrina Monroe e alle mire imperialistiche statunitensi nella regione.
Nel suo intervento, Petro ha denunciato un’“alleanza tra sionisti e statunitensi” e ha fatto riferimenti culturali e storici estremamente critici verso Trump, invitandolo a rileggere figure come Sacco e Vanzetti, gli anarchici italo‑americani giustiziati negli Stati Uniti negli anni ’20, come simbolo delle tensioni tra potere e giustizia.
Una politica estera sotto accusa
Questa vicenda mette sotto accusa non solo le istituzioni legali americane, ma l’intera politica estera degli Stati Uniti nei confronti dell’America Latina. Per anni, accuse durissime sono state propagate a livello internazionale senza che prove chiare e verificabili fossero presentate, influenzando narrative pubbliche e giustificando misure di pressione economica e interventi militari.
Se da una parte Washington continua a difendere le sue scelte, dall’altra cresce la critica internazionale secondo cui le accuse giudiziarie vengono troppo spesso utilizzate come strumenti geopolitici, piuttosto che come ricerche di verità. Il risultato è un grave danno di credibilità per istituzioni che pretendono di essere arbitri di legalità globale, ma che sembrano piegare il diritto alla convenienza politica.



non cera bisogno di specificarlo persino i piu idioti capirebbero che era una scusa per rimuovere un governo che con tutti i suoi limiti e con tante difficolta aveva comunque dato al pueblo un po di giustizia sociale e nazionalizzato il petrolio per non parlare della politica estera a fiaanco della pace e della russia rimosso il governo chavista il venezuela diventera una fogna come l’europa fatta di droga miseria e con i ragazzi che faranno da carne da cannone per guerre altrui il petrolio invece anziche i proventi al pueblo andranno ai pescicani capitalisti
peccato non si possa mettere “mi piace” al commento.