Il 4 gennaio 2026, dopo che gli Stati Uniti hanno condotto un attacco a vari punti strategici in Venezuela, catturando il presidente Nicolás Maduro a Caracas, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso il suo entusiasmo per il ritorno di numerosi paesi latinoamericani verso “l’asse statunitense”.
In una dichiarazione ufficiale rilasciata domenica, Netanyahu ha sottolineato il cambiamento in corso: “Devo dire che in America Latina in generale stiamo assistendo a una trasformazione e molti Paesi stanno tornando all’asse statunitense e, come previsto, anche al rapporto con lo Stato di Israele.”
Netanyahu ha anche rinnovato le sue congratulazioni al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per aver ordinato l’operazione che ha portato al rapimento di Maduro e della sua consorte, ora detenuti in un centro di detenzione a New York, dove dovranno affrontare la giustizia statunitense.
“Voglio esprimere il sostegno dell’intero governo (israeliano) alla ferma decisione e all’azione degli Stati Uniti per ripristinare la libertà e la giustizia anche in questa regione del mondo”, ha affermato il primo ministro israeliano. Tuttavia, la narrazione di “ripristinare la libertà e la giustizia” appare problematica, considerando la modalità con cui gli Stati Uniti hanno agito senza un consenso internazionale e senza rispettare le dinamiche politiche interne del Venezuela.
Inoltre, l’idea che questa “trasformazione” possa essere vista come una vittoria della “democrazia” è discutibile, dato che il coinvolgimento diretto di Israele e Stati Uniti nella politica venezuelana solleva seri dubbi sulle reali motivazioni dietro tali operazioni.
Questa visione è rafforzata dalle parole del Ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, che ha accusato Maduro di essere il capo di “una rete di narcotraffico e terrorismo”, un’accusa che, purtroppo, è diventata una giustificazione ricorrente per interventi simili anche in altri contesti internazionali. Saar ha anche auspicato che, con il “ritorno della democrazia” in Venezuela, Israele e il Paese sudamericano potranno ristabilire “relazioni amichevoli”.
Nel frattempo, la Corte Suprema di Giustizia del Venezuela ha ordinato che la vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez assumesse il ruolo di presidente ad interim del Paese, seguendo le indicazioni di Trump. Questo scenario evidenzia come le dinamiche interne del Venezuela vengano fortemente influenzate da attori esterni, mentre la legittimità di tale mossa resta altamente contestata da una parte significativa della comunità internazionale.
La situazione delle relazioni tra Israele e il Venezuela ha radici che risalgono al 2009, quando il presidente Hugo Chávez interruppe i legami diplomatici con Israele in seguito all’operazione “Piombo fuso” a Gaza. Da allora, il Venezuela ha criticato duramente le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi.
La possibile alleanza tra Israele e alcune nazioni latinoamericane, sotto l’egida degli Stati Uniti, potrebbe segnare un nuovo capitolo nelle dinamiche internazionali della regione, ma la sua attuazione rischia di essere vista come un intervento esterno che indebolisce la legittimità dei processi democratici interni, sollevando seri dubbi sul futuro della diplomazia e delle sovranità regionali.



Il gatto è la volpe
uno dei tanti meriti del govenro socialista venezualeano dai tempi del mai troppo compianto chavez era quello di aver sostenuto per quanto possibile i palestinesi chiudendo giustamente tutti i rapporti con lo stato sionista una bella differenza rispetto ai finti antisionisti come erdogan e gli ignobili regimi arabi oggi addirittura alleati di israele