Mosab Hassan Yousef è nato nel 1978 a Ramallah, ed è il figlio di uno dei fondatori di Hamas, movimento palestinese attivo nella resistenza contro Israele. Cresce in un ambiente profondamente legato all’organizzazione, frequentando fin da giovane i suoi circoli e condividendone ideali e aspettative.
Secondo il suo racconto, la sua vita prende una piega inaspettata quando, alla fine degli anni ’90, viene arrestato dalle autorità israeliane. Durante questo periodo, afferma di aver iniziato a mettere in discussione Hamas.
Negli anni successivi, sempre secondo la sua testimonianza, Mosab decide di collaborare con lo Shin Bet, i servizi segreti interni israeliani. In questo ruolo, lavora sotto copertura all’interno di Hamas, cercando di non farsi scoprire mentre raccoglie informazioni sulle attività del movimento. La sua collaborazione dura circa dieci anni, durante i quali fornisce informazioni che lo Shin Bet utilizza per le operazioni contro Hamas.
È importante notare che gran parte di ciò che sappiamo sulla sua esperienza proviene dalle sue stesse dichiarazioni, tramite il libro Son of Hamas e interviste. La sua storia è controversa, alcuni analisti sottolineano che la narrazione potrebbe essere costruita in parte per renderla più accettabile o comprensibile a un pubblico occidentale, e che la collaborazione con Israele comporta sempre elementi di ambiguità morale.
Dopo aver lasciato la Palestina, Mosab si stabilisce negli Stati Uniti, dove ottiene asilo e diventa un attivista e commentatore politico, criticando Hamas.


credono di essere il popolo eletto ma ai tempi del nazismo doverail loro dio
quando uno stato ti apre le porte di casa , accoglie chiunque si
precipiti a registrarsi come italiano per votare chi sappiamo,
anche il piu’ tonto dei comuni mortali diventa arrogante e
finisce per comandare il cittadino medio . E se la presidente del
consiglio ritiene che astenersi da queste cose sia normalità
cambi mestiere. Non assistiamo a porti bloccati nè difese da
interventi in acque internazionali come da suo programma elettorale.
Ascoltando Tucker Carlson, il più seguito giornalista al mondo, gli “innominabili” comandano tutto negli Stati Uniti ed, in generale, nell’Occidente collettivo.
Questo tipo di discorso è diventanto oramai mainstrem. Tutti ne parlano apertamente nel web anglofono. “Loro” sono troppo scoperti, troppo arroganti. Temo non se ne rendano più conto: sono in pieno delirio di onnipotenza.