A Berlino, in Germania, si è svolta una commovente cerimonia in memoria di Hind Rajab, la bambina palestinese la cui tragica vicenda ha profondamente toccato il mondo intero. L’evento ha rappresentato un intenso tributo alla sua memoria e un forte richiamo al drammatico costo umano del conflitto in corso a Gaza.
Tra i partecipanti, provenienti sia dalla comunità locale che da quella internazionale, si sono tenute veglie silenziose come simbolo di pace e solidarietà. La commemorazione ha onorato la breve vita di Hind, ma ha anche rilanciato l’appello globale per giustizia e umanità, ricordando con forza come i conflitti continuino a colpire in modo sproporzionato i bambini innocenti.
Hind era una bambina palestinese di sei anni che, all’inizio del 2024, rimase intrappolata per ore all’interno di un’auto sotto il fuoco israeliano. Tutti i membri della sua famiglia — la madre, il padre, la nonna e i cugini — erano stati uccisi durante l’attacco, lasciandola unica sopravvissuta all’interno dell’auto. Ferita ma ancora viva, Hind riuscì a contattare la Mezzaluna Rossa Palestinese chiedendo aiuto al telefono.
Per diverse ore, i soccorritori tentarono di raggiungerla. Due volontari della Mezzaluna Rossa, dopo aver ottenuto il permesso dalle forze israeliane (IDF) per entrare nella zona, furono ugualmente colpiti e uccisi mentre cercavano di salvarla.
Il veicolo in cui si trovava Hind fu ritrovato cribellato da 355 colpi di arma da fuoco, un drammatico simbolo della violenza che ha colpito civili innocenti durante il conflitto.
Dopo dodici giorni di silenzio e speranza, il corpo di Hind fu trovato senza vita accanto ai suoi familiari e ai soccorritori. La sua storia ha suscitato profonda commozione e indignazione internazionale, diventando un simbolo dell’impatto devastante della guerra sui bambini di Gaza.


posso solo dire che i sionisti ebbrei sono spazzatura da inceneritore e si il mondo civile li odia e certo che lantisemitismo avanza e il mondo occidentale complice e litalietta fa affari col cane israeliano che schifo
le bestie attaccano per fame, questi criminali solo esclusivamente
per interessi economici. Non è un caso che tolgano ai giornalisti
la possibilità di testimoniare cosa vedono sul campo di battaglia.
Le bestie per quanto feroci siano sono sempre piu’ umane di questi qui’