Frédéric Baldan, 35 anni, lobbista belga specializzato nelle relazioni commerciali tra Unione Europea e Cina, si è trovato improvvisamente escluso dal sistema bancario. Due istituti di credito belgi, ING e Nagelmackers, gli hanno chiuso tutti i conti: quelli personali, quelli aziendali, il conto cointestato con la moglie, quello del suo studio di consulenza e persino il conto di risparmio del figlio di cinque anni. Le motivazioni? Inesistenti o quanto meno vaghe, secondo quanto denuncia lo stesso Baldan.
La vicenda assume contorni inquietanti se contestualizzata: Baldan è l’uomo che il 5 aprile 2023 ha depositato presso il tribunale di Liegi una denuncia penale senza precedenti contro Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, per “corruzione, abuso di potere e distruzione di documenti pubblici” nell’ambito del cosiddetto Pfizergate.
Il caso Pfizergate
Nel febbraio 2021, in piena pandemia di Covid-19 Ursula von der Leyen prese l’iniziativa personale di negoziare direttamente con Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer. Attraverso uno scambio di SMS e telefonate, la presidente della Commissione contrattò quello che sarebbe diventato il più grande contratto pubblico mai firmato dall’Unione Europea: 35 miliardi di euro per 1,8 miliardi di dosi di vaccino (900 milioni immediatamente, con opzione per altri 900 milioni).
Il New York Times rivelò nell’aprile 2021 le modalità di questa negoziazione, definendola “uno straordinario allineamento di sopravvivenza politica e spinta aziendale”. Da allora, von der Leyen si è sempre rifiutata di rendere pubblici quei messaggi. Quando il quotidiano americano e la giornalista Matina Stevis-Gridneff ne hanno richiesto l’accesso, la Commissione ha risposto di non essere in possesso di tali documenti.
La sentenza della Corte UE
Il 14 maggio 2025, il Tribunale dell’Unione Europea ha emesso una sentenza che rappresenta una grave censura per la Commissione. I giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il rifiuto di fornire accesso agli SMS era illegittimo, e hanno annullato la decisione della Commissione.
Nella sentenza si legge che le risposte della Commissione “si basano o su ipotesi, oppure su informazioni mutevoli o imprecise”.
I giudici hanno sottolineato che “la Commissione non può semplicemente affermare di non possedere i documenti richiesti, ma deve fornire spiegazioni credibili”.
Inoltre, l’esecutivo UE “non ha sufficientemente chiarito se i messaggi di testo richiesti fossero stati eliminati e, in tal caso, se l’eliminazione fosse stata effettuata volontariamente o automaticamente o se il telefono cellulare della presidente fosse stato nel frattempo sostituito”.
La Commissione ha lasciato scadere il termine per impugnare la sentenza: un’ammissione implicita che ha fatto molto discutere.
La denuncia di Baldan
È in questo contesto che Baldan ha presentato la sua denuncia penale. Ex lobbista accreditato presso le istituzioni europee, Baldan ha trasformato la sua esperienza da insider in un atto d’accusa documentato nel libro “Ursula Gates: La von der Leyen e il potere delle lobby a Bruxelles”, pubblicato in Italia da Guerini Edizioni nella collana diretta dall’ex presidente RAI Marcello Foa.
Nel libro, Baldan ricostruisce non solo la genesi del caso Pfizergate, ma descrive i meccanismi delle lobby che, secondo lui, “hanno colonizzato Bruxelles”. La sua azione legale ha attirato l’attenzione internazionale: oltre 500 soggetti, tra cui individui, partiti politici e due Stati membri (Ungheria e Polonia), si sono uniti al procedimento, anche se la Polonia ha successivamente ritirato la denuncia dopo l’insediamento del nuovo governo guidato da Donald Tusk.
Anche la Procura Europea (EPPO) ha confermato nel luglio 2023 di aver registrato la denuncia e di essere in contatto con le autorità giudiziarie belghe, che sta conducendo indagini su presunti illeciti penali nei negoziati sui vaccini. Tuttavia, il 7 gennaio 2025, il tribunale di Liegi ha archiviato il caso, stabilendo che Baldan non aveva dimostrato di aver subito un “danno personale”.
“I tribunali si sono rifiutati di pronunciarsi sul merito del caso”, ha commentato amaramente Baldan. “Di conseguenza, Ursula von der Leyen gode dell’impunità”.
Il “debanking” politico
Il termine “debanking” indica la chiusura di conti bancari senza spiegazioni adeguate o per motivazioni politiche. Il fenomeno è emerso con forza nel Regno Unito nel 2023, quando Nigel Farage, leader del partito Reform UK e figura di spicco della Brexit, ha visto chiudere il suo conto presso Coutts, la banca privata del gruppo NatWest.
Il caso Farage ha portato alle dimissioni della CEO di NatWest, Dame Alison Rose, e ha scatenato un dibattito nazionale sul “debanking” politico. Nel marzo 2025, Farage e NatWest hanno raggiunto un accordo confidenziale, con la banca che ha offerto scuse formali e un risarcimento economico.
Anche in Canada, durante le proteste dei camionisti contro le restrizioni Covid nel 2022, il governo aveva minacciato la chiusura dei conti bancari dei manifestanti. In Italia, Intesa Sanpaolo ha chiuso nel 2025 il conto dell’emittente Visione TV, ufficialmente senza fornire motivazioni.
La versione di Baldan
“La settimana scorsa ero in Italia e in Svizzera per la promozione del mio libro”, racconta Baldan al quotidiano La Verità.
“Al mio ritorno ho ricevuto una lettera raccomandata da una delle mie banche. Avevo già avuto problemi durante l’estate con ING, che aveva deciso di chiudere i miei conti. Poi anche Nagelmackers ha iniziato a crearmi difficoltà con le norme KYC (Know Your Customer, le procedure di identificazione del cliente)”.
Baldan è categorico:
“Si tratta di banche di cui ero cliente da dieci, quindici anni. Nagelmackers la frequentavo già quando si chiamava ancora Delta Loïc. Mi stanno chiudendo tutti i conti: quelli di mio figlio di cinque anni, il conto cointestato con mia moglie, i miei conti personali, quelli del mio studio di consulenza e della casa editrice che pubblica il mio libro in francese”.
L’ex lobbista non ha mai criticato pubblicamente queste banche prima della chiusura dei conti.
“Non può trattarsi di mie dichiarazioni rivolte alle banche. Ciò che è molto chiaro è che due banche concorrenti, che nello stesso momento iniziano entrambe a tentare di espellermi come cliente, non possono farlo se non in presenza di un elemento scatenante comune”, spiega.
La sua ipotesi:
“Penso si tratti di un ordine impartito dai servizi segreti dello Stato belga, su pressione dell’Unione Europea, di trasmettere tutte le mie transazioni finanziarie. Questo implicherebbe l’avvio di un’indagine, una forma di sorveglianza a distanza, a mio avviso in violazione dei miei diritti fondamentali”.
La revoca dell’accredito UE
Ma non è finita qui. Baldan ha anche visto revocare il suo badge per accedere alle istituzioni europee.
“Il mio badge è stato definitivamente annullato e il mio studio di consulenza è stato rimosso dal registro. In teoria, dunque, non posso più accedere liberamente agli edifici dell’Unione europea, non posso più incontrare le persone che vi lavorano né partecipare agli eventi”, spiega.
“Sono stato radiato da una subordinata di Ursula von der Leyen, alla quale avevo richiesto gli SMS e i contratti che coinvolgevano Pfizer. È quantomeno curioso che, dopo il deposito di una denuncia penale, la funzionaria incaricata si sia poi occupata di attaccare il mio badge e il mio accredito professionale, cosa totalmente vietata dalla legge e dal regolamento europeo che tutela i whistleblower”.
La revoca è avvenuta poche ore dopo una conferenza stampa sul Pfizergate tenuta insieme all’europarlamentare Michèle Rivasi, successivamente deceduta.
La reazione pubblica
Nonostante le difficoltà, Baldan dichiara di non volersi lasciare intimidire.
“Sul mio account X, l’annuncio della chiusura dei miei conti è stato visualizzato 600.000 volte in 24 ore. Ho ricevuto molti messaggi di sostegno e ringrazio il pubblico internazionale per questo”, afferma.
“Sarò semplicemente temporaneamente impossibilitato a ricevere i diritti d’autore, ma il mio editore italiano, Guerini, potrà continuare a diffondere le verità contenute in questo libro, ed è questo l’aspetto essenziale per me. L’intimidazione non funziona. Rafforza solo il nostro impegno”.
La solidarietà che Baldan chiede, come scrive nelle sue dichiarazioni pubbliche, “non è ideologica ma civile: acquistare il libro, diffondere la notizia, rompere il silenzio”.
Un precedente pericoloso
Il caso Baldan mette a nudo una contraddizione insostenibile del sistema europeo. L’Unione che predica trasparenza, stato di diritto e valori democratici è la stessa che, quando viene messa sotto accusa, sembra ricorrere a metodi di esclusione finanziaria degni di regimi autoritari.
La chiusura simultanea dei conti di Baldan da parte di due banche concorrenti, senza motivazioni plausibili e includendo persino il conto di risparmio di un bambino di cinque anni, non può essere liquidata come una coincidenza. È un messaggio chiarissimo a chiunque voglia seguire le sue orme: denunciare il potere ha conseguenze.
Gli SMS tra von der Leyen e Bourla, che hanno portato alla firma di un contratto da 35 miliardi di euro del denaro dei contribuenti europei, restano segreti. La Corte UE ha stabilito che la Commissione ha violato le regole sulla trasparenza, ma questa sentenza è rimasta lettera morta. I messaggi – ammesso che esistano ancora – non verranno mai pubblicati. E von der Leyen, lungi dall’essere chiamata a rispondere del suo operato, è stata riconfermata alla guida della Commissione poche settimane dopo la condanna della Corte.
Nel frattempo, l’uomo che ha osato chiedere conto di quegli SMS si ritrova escluso dal sistema bancario, impossibilitato a lavorare come lobbista presso le istituzioni UE, privato della sua fonte di reddito. Un whistleblower punito invece che protetto, nonostante le leggi europee che sulla carta dovrebbero tutelarlo.
Il silenzio assordante della grande stampa europea su questa vicenda è emblematico. Dove sono i paladini della libertà di stampa che si mobilitano per ben altri casi? Dove sono i difensori dello stato di diritto che tanto si indignano quando è comodo farlo? La risposta è semplice: quando il potere da criticare è quello delle istituzioni europee, molti preferiscono guardare altrove.
Il precedente che si sta creando è pericoloso. Se un cittadino può essere cancellato economicamente per aver esercitato il diritto di denuncia, se le banche possono chiudere conti senza spiegazioni a persone sgradite al potere violando le norme a tutela dei whistleblower, se i tribunali possono archiviare denunce scomode per cavilli procedurali, allora non stiamo parlando più di democrazia. Stiamo parlando di un sistema che aggira o viola apertamente le proprie leggi per punire il dissenso.
Come scrive lo stesso Baldan con amara ironia: “Il diritto di resistere agli abusi del potere, oggi, passa per il diritto di avere un conto corrente”. Una frase che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore le libertà democratiche.
La domanda che questo caso pone all’Europa è brutale nella sua semplicità: è ancora possibile criticare chi detiene il potere senza essere puniti? La risposta, per ora, sembra essere no. E questo dovrebbe preoccupare ogni cittadino europeo, indipendentemente dalle sue opinioni politiche sul Pfizergate o su von der Leyen. Perché se possono farlo a Baldan, possono farlo a chiunque.



questa unione europea andrebbe smembrata prima che ci trascini in guerra……………………..
La deriva autoritaria europea
L’ importante è che ci sia ancora qualcuno che creda che Russia e Cina siano paesi autoritari mentre L’ UE è pura DEMOCRAZIA
Non ti preoccupare. Ho informato il fondo monetario internazionale, la BCE, la Fed, il bilderberg, la trilaterale, il governi di spagna, Germania, Italia, Belgio e tanti altri bellissimi contatti email che avevo. Ora vediamo che succede. Molti saranno d’accordo, altri non saranno d’accordo. L’importante è che litigano tra di loro.